LICEO STELLUTI

Francesco Stelluti


…allor che notte i neri manti suoi
stendeva in terra, al ciel lo sguardo apriva
per osservar la possa e i movimenti
di quei benché remoti astri lucenti…

Nato a Fabriano nel 1577, Francesco Stelluti si trasferisce giovanissimo a Roma per completare gli studi e per esercitarvi la professione giuridica, dedicandosi contemporaneamente a studi letterari e scientifici.
Il 17 agosto 1603 fonda, insieme a Federico Cesi, Johannes van Heeck e Anastasio de Filiis, l’Accademia dei Lincei, all’interno della quale viene nominato Consigliere Maggiore con il compito di insegnare ai soci matematica, geometria e astronomia. L’appellativo scelto dallo Stelluti per sé all’interno del sodalizio linceo è Tardigrado, che ben rispecchia la sua indole di uomo e studioso tranquillo, prudente e versatile. Il suo astro protettore è Saturno, quale tutore della capacità di riflessione e di speculazione e il suo motto, Quo serius eo citius, non a caso sottolinea la convinzione secondo la quale solo con la riflessione è possibile arrivare alla Sapienza. 

Nel 1604 è autore del saggio Logicae Physicae et Metaphysicae Brevissimum Compendium

Tra il 1604 e il 1607, in seguito alla dispersione dei primi Lincei, lo Stelluti torna a Fabriano, trasferendosi subito dopo alla corte Farnese a Parma per motivi di studio e di lavoro. Nel 1605 riceve dal Senato romano, per sé e i suoi successori, la cittadinanza e il patriziato romano. 

Segue la pubblicazione di molte altre opere di carattere scientifico e letterario, per le quali lo Stelluti collabora con gli altri membri dell’Accademia, dimostrando uno straordinario ventaglio di interessi e di competenze, che vanno dall’osservazione sperimentale all’illustrazione nelle scienze naturali e nell’astronomia, con ricorrenti e significative espressioni anche nell’arte poetica. Di particolare interesse scientifico è l’osservazione al microscopio applicata all’entomologia, cui Stelluti si applicò dopo che Galilei ebbe presentato nel 1624 il nuovo strumento agli Accademici Lincei, che per primi adottarono entrambi i nomi di “telescopio” e “microscopio”. E proprio a Galilei, linceo dal 1611, costretto all’abiura da Papa Urbano VIII a causa del Dialogo sopra i due massimi sistemi,  Francesco Stelluti nel 1636 scrive in una lettera premurosa e consolatoria: “Io non le scrivo per non deviarla da’ i suoi studi e per non infastidirla … Si mantenga intanto sana, ch’ogni cosa ha il suo fine”. Dopo la morte di Federico Cesi, Francesco Stelluti assicura l’organizzazione e il coordinamento dell’Accademia, adoperandosi per salvaguardarne il patrimonio librario e quello del museo naturalistico, per continuarne le ricerche scientifiche da parte dei soci e le pubblicazioni. Tra queste meritano una menzione particolare le Tabulae Phytosophicae, magnificamente illustrate dallo Stelluti e pubblicate nel 1651, nella parte finale delTesoro messicano, opera con cui si congedano gli Accademici Lincei. Francesco Stelluti muore a Roma nel 1653.

Tratto dalla biografia di Francesco Stelluti, pubblicata sul sito dell’Accademia dei  Lincei, in occasione del IV centenario della fondazione.